Pastorale della Salute: FinalitÓ: Progetto

 
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DIOCESI DI BRESCIA
Ufficio per la pastorale della salute
PROGETTO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE IN DIOCESI DI BRESCIA
“Beati gli afflitti perché saranno consolati” (Mt. 5,4)

16 settembre 2000

INDICE

PRESENTAZIONE

  1. – QUADRO INTRODUTTIVO
    1. Scopi
    2. I destinatari
    3. I soggetti
    4. I mezzi
    5. Luoghi
  2. – IL CONTESTO CULTURALE ATTUALE E L’URGENZA DI EVANGELIZZAZIONE

  3. – UN PROGETTO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE: SOGGETTI E STRUTTURE
    1. L’Ufficio diocesano per la pastorale della salute
    2. La Consulta diocesana per la pastorale della salute
    3. Pastorale della salute in ospedale
      • Scopi
      • Destinatari
      • Soggetti
      • Mezzi
        • I cappellani e il personale religioso
        • Figure leaders del personale sanitario
        • Comunità cristiana e Istituzione socio-sanitaria
        • Consiglio pastorale
    4. Pastorale della salute sul territorio
      1. La Parrocchia
      2. Zona pastorale
      3. Volontariato
      4. Religiosi
      5. Associazioni
      6. Istituzioni
APPENDICE: ATTUAZIONE DEL PROGETTO PER IL PERIODO INTERMEDIO

PRESENTAZIONE
     Il presente Progetto Pastorale, elaborato nel corso degli anni 1999-2000 da un Commissione ah hoc istituita per volontà del Vescovo Sanguineti, costituisce la testimonianza viva della consapevolezza con cui la Diocesi bresciana, affacciandosi al terzo millennio dell’era cristiana, raccoglie il mandato missionario ricevuto dal Signore, del quale « il servizio ai malati e sofferenti » costituisce « parte integrante » ( Cf Giovanni Paolo II, Motu proprio Dolentium Hominum, 1).
     Il Progetto, traccia linee di sviluppo per l’azione pastorale ecclesiale nell’ambito della salute e della sofferenza di una Diocesi, com’è quelle bresciana, portatrice di una radicata tradizione di attenzioni alla persona sofferente ed inferma; fiorente di molteplici Istituzioni socio-sanitarie cattoliche o comunque di ispirazione evangelica e che, più in generale, vede la presenza nel suo territorio di un numero particolarmente elevato di Istituzioni sanitarie, molte delle quali si distinguono per i livelli di eccellenza del proprio servizio terapeutico.
     La sua intenzione è quella tipicamente teologico-pastorale di salvaguardare una duplice fedeltà nell’azione pastorale della Chiesa: quella al Vangelo ricevuto in Dono e quella all’uomo del nostro tempo, nelle situazioni e contesti a lui tipici, affinché il Vangelo di sempre, le cui parole “non passeranno” (Mc 13,31 e paralleli), possa essere espresso nelle forme e linguaggi adeguati al nostro tempo, ed attento ai segni dei tempi tramite i quali lo Spirito continua a parlare alla sua Chiesa.
     Questo Progetto si pone autorevolmente come strumento unificante e riferimento orientante per il cammino della pastorale della salute diocesana nel quinquennio d’apertura del 2000, ed è offerto a tutti coloro che nella nostra Chiesa locale ricoprono ruoli di guida ed orientamento di realtà ed attività di pastorale della salute, perché ne traggano ispirazione ed informino la pastorale delle realtà ed enti a cui sono preposti alle scelte da esso esigite.
     Nel momento di assumerne le linee direttive nello svolgimento dell’incarico di coordinatore della pastorale della salute diocesana affidatomi dal Vescovo, un fervido ringraziamento rivolgo a coloro che con passione hanno infuso fatica, esperienza ed intelligenza nell’elaborazione di questo strumento e, fra di essi, una menzione particolare doverosamente riservo a don Carlo Bresciani, presidente della Commissione ad hoc, eminente teologo morale, che ormai da anni spende molte energie a servizio della pastorale sanitaria in varie Istituzioni bresciane.
Brescia, 14 settembre 2002
Esaltazione della Santa Croce
Sac. Maurizio Funazzi
Direttore Ufficio pastorale della salute
della Diocesi di Brescia

I – QUADRO INTRODUTTIVO

     La pastorale della salute può essere descritta come “la presenza e l’azione della Chiesa (nel mondo della salute) per recare la luce e la grazia del Signore a coloro che soffrono e a quanti ne prendono cura”.(1)
     Il quadro essenziale che questo programma di pastorale della salute intende chiarificare, ruota attorno ai seguenti aspetti nodali:
     Scopi; Destinatari; Soggetti; Mezzi e Luoghi.

1. Gli scopi
     “La Chiesa, che nasce dal mistero della redenzione nella Croce di Cristo, è tenuta a cercare l’incontro con l’uomo in modo particolare sulla via della sofferenza. In tale incontro ‘l’uomo diventa la via della Chiesa’, ed è, questa, una delle vie più importanti”.(2)

     Scopo della pastorale della salute è l’accompagnamento dell’umanità sofferente alla vita in Cristo nella situazione di malattia fisica o psichica, nella convinzione che “la sofferenza nasconde e svela una vocazione e una missione di amore”.(3)
     Essa si propone quindi di sollevare moralmente e spiritualmente la persona malata (e coloro che le sono vicini) e aiutarla ad accettare e valorizzare la situazione di sofferenza (con la preghiera, i sacramenti…) per rispondere alla sua vocazione fondamentale di uomo e di battezzato.

2. I destinatari
     A. la persona malata
     B. i suoi familiari
     C. gli operatori sanitari: medici, infermieri, ausiliari, il personale tecnico e amministrativo
     D. tutti coloro che accostano l’ammalato
     E. tutti i fedeli per una corretta comprensione del significato cristiano della salute e della malattia/sofferenza

3. I soggetti “
     Peculiare è la responsabilità affidata agli operatori sanitari: medici, farmacisti, infermieri, cappellani, religiosi e religiose, amministratori e volontari. La loro professione li vuole custodi e servitori della vita umana”.(4)
  I soggetti della pastorale della salute sono:
  A. la comunità cristiana: è il soggetto primario di apostolato nel mondo della salute
  B. i sacerdoti impegnati nella pastorale
  C. i malati stessi(5): la pastorale va fatta “con e per i malati e i sofferenti”. Il malato non va considerato “semplicemente come termine dell’amore e del servizio della Chiesa, bensì come soggetto attivo e responsabile dell’opera di evangelizzazione e di salvezza”.(6)
  D. i familiari dei malati
  E. i cappellani e operatori pastorali che prestano servizio in ospedali o case di cura
  F. i religiosi impegnati per carisma nel mondo della salute
  G. i ‘gestori’ di opere sanitarie
  H. e Istituzioni che preparano e formano le diverse figure di operatori sanitari
  I. li volontari e le associazioni di volontariato
  J. l’Ufficio diocesano per la pastorale della salute
 
4. I mezzi
La citata Nota della Consulta per la pastorale della salute della CEI(7) sottolinea:
  A. priorità dell’evangelizzazione e della catechesi: evangelizzare la vita, la malattia, la sofferenza e la morte
  B. celebrazione dei sacramenti
  C. Umanizzazione della medicina e dell’assistenza ai malati
  D. Rilevanza dei problemi morali introdotti dal progresso tecnico e scientifico
A questi si pu˛ aggiungere, ad ulteriore specificazione:
  E. preghiera
  F. promozione umana e sociale della persona malata
  G. promozione dei gruppi e del volontariato cristiano in campo sanitario
  H. sensibilizzazione degli enti pubblici preposti alla politica sanitaria
  I. nella Diocesi e nelle parrocchie
 
5. I luoghi
     L’evoluzione dell’organizzazione e della politica sanitaria nel nostro paese ha operato uno spostamento dall’ospedale al territorio.
     Sempre meno il luogo per la cura della sofferenza e della malattia è l’ospedale. Esso si fa carico solo del momento acuto della malattia. Il malato soggiorna pochi giorni in ospedale e, essendo nella fase acuta della malattia, l’azione pastorale nei suoi confronti non può che essere limitata, per quanto essenziale. Sono, invece, gli operatori sanitari (medici, infermieri…) che permangono a lungo in ospedale, sia pure per motivi di lavoro.
     La pastorale della salute richiede oggi un maggiore sviluppo sul territorio: parrocchie, RSA (Residenze Sanitarie Assistite), residenze per anziani e per lungodegenti, ecc.

I cardini dell’azione pastorale sul territorio sono:
 
  A. le parrocchie e unità pastorali
  B. le zone pastorali
  C. le associazioni cristiane di operatori sanitari (A.M.C.I., A.C.O.S., U.C.F.I.…)
  D. i religiosi
  E. il volontariato
  F. le Istituzioni
 
  (1) Consulta nazionale della CEI per la pastorale della sanità, La pastorale della salute nella chiesa italiana, n. 19
  (2) GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Salvifici doloris (11-02-1984), n. 3.
  (3) Consulta nazionale della CEI per la pastorale della sanità, La pastorale della salute nella chiesa italiana, 1989, presentazione.
  (4) GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Evangelium vitae (25-03-1995), n. 89.
  (5) Cfr. ID., Esortazione apostolica Christifideles laici (30-12-1988), n. 53.
  (6) Ivi, n. 54
  (7) Cf n. 21.
 
II – IL CONTESTO CULTURALE ATTUALE E L ’URGENZA DI EVANGELIZZAZIONE

     Nel nostro contesto culturale la salute sta diventando sempre più ‘oggetto di consumo’. Si va manifestando una ricerca ossessiva della salute a tutti costi, una cultura spesso esagerata e narcisistica del corpo e forme di farmacodipendenza, quasi che la medicina possa essere la risposta a tutti bisogni e desideri dell’essere umano.
     La biomedicina sta veicolando nuovi valori morali, che portano a confondere salute fisica con felicità. Nuovi idoli e nuove illusioni di salvezza stanno inquinando il rapporto tra la persona e la medicina, generando attese e insoddisfazioni che la medicina non può soddisfare con i mezzi che sono suoi propri.
     Non bisogna mai dimenticare, per un corretto approccio alla pastorale della salute, che essa non riguarda e non è data dalla sola dimensione fisico-biologica, ma è una realtà pluridimensionale. Essa coinvolge, oltre alle dimensioni fisico-biologiche dell’esistenza, quelle psicologiche, sociali, relazionali, economiche, morali e religiose.
     La “cultura del benessere”, del sentirsi bene più che del bene, sta diffondendo un concetto anestetico della vita. Non è più in grado di cogliere alcun valore nella sofferenza: essa è solo grandezza negativa in grado di togliere perfino significato alla vita stessa in quanto sofferente o gravata da malattia. Il concetto di qualità della vita, inteso in maniera riduttiva, rischia di oscurare quello più fondamentale del valore intrinseco e inviolabile della vita umana.
     Si va oscurando anche tra i cristiani la convinzione che nel momento della sofferenza, che può colpire la vita, si possa nascondere una vocazione e una missione d’amore.
     Da questa breve descrizione del contesto culturale emerge l’urgenza di una nuova evangelizzazione del mondo della salute, di un nuovo annuncio del Vangelo della vita. Ben lo riconosce il papa Giovanni Paolo II quando indica l’urgenza di “una riaffermazione precisa e ferma del valore della vita umana e della sua inviolabilità, e insieme un appassionato appello rivolto a tutti e a ciascuno, in nome di Dio: rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà vera, pace e felicità”.(8)
     Di tutti questi aspetti deve farsi carico la pastorale della salute della Diocesi di Brescia.
     Il Progetto intende servire questo sforzo della Chiesa bresciana e, per natura sua propria, esige tempi e luoghi di verifica, che l’Ufficio Diocesano dovrà farsi carico di predisporre. Uno specifico processo di verifica e revisione andrà fissato al termine del primo quinquennio (2000- 2005) di assunzione del Progetto, per fare il punto della situazione sulla sua attuazione e per individuare aspetti bisognosi di completamento o aggiornamento.
 
  (8) GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Evangelium vitae (25-03-1995), n. 5.
 
III – UN PROGETTO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE: SOGGETTI E STRUTTURE

     Il progetto si struttura in diversi momenti e luoghi, si organizza secondo scopi e mezzi precisi di ogni soggetto della pastorale della salute. Di seguito, in modo solo schematico, vengono tracciate le linee fondamentali e le mete salienti della pastorale della salute nella Diocesi di Brescia per i prossimi anni.

1. L’Ufficio diocesano per la pastorale della salute
     L’Ufficio ha il compito di aiutare la Comunità cristiana diocesana a maturare una sempre più affinata sensibilità verso malati, handicappati, malati mentali, anziani e inabili.
 
  A. Si fa carico dell’azione della gestione dell’‘ordinario’ a livello diocesano e delle iniziative diocesane (ad es.: Convegno degli ammalati, Giornata Mondiale del Malato…)
  B. Tiene le relazioni con le competenti Aziende Ospedaliere e con le Direzioni della Case di Cura per quanto riguarda il rapporto convenzionale per l’assistenza religiosa affidata dal Vescovo ai cappellani ospedalieri
  C. Ha funzione di supporto, stimolo, sensibilizzazione e coordinazione della pastorale della salute in Diocesi, nelle zone, nelle parrocchie, nelle unità pastorali e negli ospedali
  D. Si serve della Consulta diocesana e dei Servizi della Curia Diocesana.
  E. Si fa promotore presso gli organismi competenti della formazione permanente del clero di un aggiornamento continuo di esso sui temi specifici di pastorale della salute e di bioetica.
  F. Mantiene i contatti con le Istituzioni sanitarie cattoliche che, in quanto tali, costituiscono una specifica modalità con cui la comunità ecclesiale attua il mandato di ‘curare gli infermi’.
  G. Coordina l’attività dei gruppi e delle Associazioni ecclesiali che operano nel campo della salute
  H. Promuove la formazione dei soggetti della pastorale della salute in collaborazione con le parrocchie e altri enti socio-sanitari.
  I. Promuove la collaborazione pastorale a livello regionale entro al Consulta Regionale di Pastorale della salute
  J. Promuove l’attuazione il progetto pastorale diocesano per l’aspetto specifico.
  K. Procede in accordo e collaborazione con gli altri Uffici della Curia che in qualche modo nella loro azione sono collegati con la pastorale della salute (ad es. Caritas…)
 
2. La Consulta diocesana per la pastorale della salute
     Essa ha il compito di affiancare l’Ufficio diocesano nello svolgimento delle sue funzioni. Si mantiene in relazione con la Consulta regionale.
 
  L. Ne fanno parte i rappresentanti qualificati delle molteplici realtà diocesane che operano nel campo della salute.
  M. Occorre riattivarla nelle sue proprie funzioni di luogo di proposta e di elaborazione di progetti e di studio dell’azione pastorale della Diocesi.
  N. Essa ha funzione propositiva per l’azione pastorale del competente Ufficio per la pastorale della salute.
  O. Dovrebbe essere pensata come un osservatorio del mondo della salute e delle urgenze pastorali che in esso si manifestano.
  P. Prevedere la presenza in essa anche di persone ammalate.
  Q. Uno dei compiti di cui potrebbe essere investita dovrebbe essere l’avviamento di una ricognizione, prendendo contatto anche con le agenzie sociali e gli ordini professionali che già operano nel settore, dei bisogni psichiatrici e psicologici diffusi sul territorio. È un campo quasi completamente trascurato della pastorale della salute, ma vastamente influente e bisognoso di evangelizzazione.
- Quale pastorale della salute mentale?
- Istituire una Commissione di studio ad hoc all’interno della Consulta?
- Favorire la costituzione di una Associazione di psicologi/psichiatri cattolici
Tutto ciò richiede la collaborazione di psichiatri e psicologi cattolici e, quindi, una loro presenza, ora mancante, nella Consulta.
 
3. Pastorale della salute in ospedale
     La pastorale della salute in ospedale non può essere identificata esclusivamente con l’azione dei cappellani o dei religiosi presenti in ospedale. Va recuperato in pieno il ruolo del laico che lavora in ospedale oltre che del malato stesso.
 
  1) Obiettivi:
Far nascere nell’ospedale una comunità cristiana. Lo scopo non è, quindi, semplicemente la celebrazione dei sacramenti e la preghiera con l’ammalato, bensì l’evangelizzazione di tutte le componenti dell’ospedale.
  2) Destinatari:
Tutte le componenti dell’ospedale, cappellani, religiosi, malati, familiari, medici, infermieri, personale amministrativo e tecnico, personale ausiliario. Tutte queste componenti devono formare una comunità cristiana e sentirsene partecipi.
  3) Soggetti:
Le stesse persone citate che si assumono un compito evangelizzatore nell’ambiente ospedaliero in cui operano
  4) Mezzi:
  4.1 I cappellani e il personale religioso(9)
     Iniziare sensibilizzazione e formazione specifica e più approfondita dei cappellani e del personale religioso. Sono loro il perno della pastorale in ospedale. Dovrebbero essere un po’ come i parroci della comunità cristiana che vive in ospedale. Senza una loro formazione specifica difficilmente potranno rispondere alle esigenze pastorali degli operatori sanitari che lavorano in ospedale.
  a) Nella nomina degli stessi occorre prestare attenzione alla loro disponibilità ad acquisire una formazione specifica
  b) Preparazione teorica dei cappellani: in genere fanno fatica ad affrontare le problematiche bioetiche degli operatori sanitari. È, quindi, da prevedere una formazione specifica in questa linea, anche perché dovrebbero essere componenti del Comitato etico dell’ospedale presso cui prestano servizio pastorale.
  c) Non basta la formazione teorica teologico-morale o bioetica specifica. Bisognerà pensare anche a una formazione che tocchi le motivazioni personali e la preparazione nella relazione d’aiuto.
  4.2 Figure leaders del personale sanitario
        Individuare e promuovere la preparazione di alcune figure del personale sanitario (non solo dei religiosi presenti) che possano diventare leaders nella comunità cristiana che vive in ospedale. Fra di essi è opportuno tenere presenti:
  - I membri delle varie associazioni cristiane di operatori sanitari (ACOS, AMCI, ecc.) devono essere responsabilizzati in questa direzione, anche attraverso indicazioni precise date alle Associazioni stesse.
  - Pensare alla possibilità di corsi di formazione specifica in pastorale della salute per laici, promossi dall’Ufficio diocesano in accordo con le istituzioni formative presenti in Diocesi, quali l’Istituto Superiore di Scienze Religiose promosso dall’Università Cattolica.
  - In ogni ospedale si dovrebbe individuare qualche persona disponibile e sensibile, coinvolgendo per quanto possibile le amministrazioni (soprattutto quelle di ospedali o case di cura cattolici presenti in Diocesi), e avviarla ad una preparazione specifica nel campo della pastorale della salute così che possano essere anche figure preparate per far parte dei Comitati Etici dell’ospedale.
  4.3 Comunità cristiana e Istituzione socio-sanitaria
     Essere il più possibile presenti, come comunità cristiana che vive in ospedale, nei momenti decisionali in cui si progettano le linee della politica ospedaliera e sanitaria che hanno ricadute di carattere etico sia sulla centralità del paziente sia sulla sua dignità. La difesa del valore inviolabile della vita e della salute sarà tanto più efficace quanto più si sarà in grado di essere interlocutori validi nel momento decisionale o di studio della politica sanitaria dell’ospedale stesso.
  4.4 Consiglio pastorale
     In tal modo, gradualmente, può diventare credibile la costituzione di un Consiglio pastorale della comunità cristiana che vive in ospedale capace di consigliare e di elaborare proposte, di diventare interlocutore con le amministrazioni e di essere soggetto attivo di pastorale della salute. Il ruolo del cappellano in tale Consiglio pastorale dovrebbe essere analogo a quello del parroco nel Consiglio pastorale parrocchiale.
 
  (9) “La Chiesa ricorda ai consacrati e alle consacrate che fa parte della loro missione evangelizzare gli ambienti sanitari in cui lavorano…” (GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Vita consecrata (25-03-1996), n. 83).
 
4. Pastorale della salute sul territorio
 
  1) La Parrocchia
Deve restare ancora centro di pastorale della salute e di coordinamento di tutte le iniziative che in essa hanno luogo, sia pure supportata dall’Ufficio diocesano. La parrocchia a Brescia ha ancora molte risorse cui poter attingere per una incisiva pastorale della salute. Essa deve però coordinarsi meglio nelle sue molteplici iniziative con la Zona pastorale e con la Diocesi.
  Obiettivi:
  A. Annunciare ad ogni fedele l’amore di Dio per l’uomo che soffre e promuovere la solidarietà e la carità verso la persona malata.
  B. Dare forma e coordinamento alla pastorale della salute in parrocchia e supportare l’azione pastorale del parroco.
  C. Mantenere il malato partecipe della vita parrocchiale e della celebrazione della fede in essa vissuta.
  D. Difendere la vita, la dignità e i diritti della persona malata e sofferente.
  Destinatari:
le persone malate, i loro familiari e il personale sanitario che vive in parrocchia.
  Soggetti:
le persone di cui sopra e alcuni membri del Consiglio Pastorale di cui si dice sotto.
  Mezzi:
i mezzi tradizionali dell’azione pastorale restano pienamente validi anche per la pastorale della salute. Essi sono la catechesi, la liturgia e la carità. Vanno, tuttavia, calati nel campo specifico della salute.
  - L’azione pastorale ordinaria in parrocchia, in quanto annuncio del Vangelo, ha già in sé una dimensione fondamentale di pastorale della salute. Non va dimenticato il potenziale ‘terapeutico’ dei valori del Vangelo in ordine alla promozione della salute integrale della persona.
  - La catechesi ordinaria non deve trascurare il tema della malattia e della sofferenza e i problemi etici che il progresso attuale della biomedicina sta introducendo. L’annuncio del Vangelo non può essere staccato dal contesto in cui il fedele si trova a vivere e deve orientare a una lettura cristiana di esso.
  - Opera di sensibilizzazione e di aggiornamento per i sacerdoti impegnati nella pastorale sulle principali problematiche e sull’azione di pastorale della salute di loro competenza.
  - Favorire l’incontro con Gesù nella Parola e nell’Eucarestia soprattutto la domenica. Portare le persone malate alla Chiesa e la Chiesa alle persone malate.
  - I ministri straordinari della Eucarestia possono svolgere un ruolo importante, anche se non completamente sostitutivo del parroco. Devono essere preparati adeguatamente alla relazione con la persona malata.
  - Assistenza alle famiglie delle persone ammalate, anche con forme di volontariato per le necessità del malato in famiglia.
  - Il Consiglio pastorale dovrebbe esprimere una ‘Commissione per la pastorale della salute’, comprendente malati, con funzione:
  a) di coordinamento sul territorio della parrocchia delle varie iniziative, con attenzione alla promozione del volontariato organizzato e no, in dialogo anche con le associazioni di volontariato sanitario non di ispirazione cristiana, per quanto possibile.
  b) di sensibilizzazione delle amministrazioni comunali ai bisogni sanitari della persona
  c) di promozione degli anziani e degli ammalati per gli ammalati e per gli anziani (sia pure in modo non esclusivo e senza identificare anziani con ammalati)
  d) mantenere il collegamento con la rete di servizi presenti sul territorio
  e) attenzione alle situazioni di handicap, di cronicità…
  f) attenzione soprattutto ai malati terminali e ai bisogni delle famiglie in tali situazioni
  g) il coordinatore laico della Commissione parrocchiale partecipa alla Commissione zonale per la pastorale della salute
  2) Zona Pastorale
L’organizzazione pastorale della Diocesi prevede le Zone pastorali. Ad esse spetta l’assunzione del ruolo di promuovere e sostenere la formazione degli operatori laici nella pastorale della salute e di coordinazione della loro attività specifica nell’ambito della Zona.
  Obiettivi:
  A. Coordinare l’azione pastorale delle parrocchie
  B. Sensibilizzare alla pastorale della salute
  C. Mantenere contatti con le Istituzioni locali onde renderle attente al valore, al rispetto e alla dignità della persona malata, ai suoi bisogni e a quelli dei suoi familiari
  Destinatari:
  - Non tanto i singoli malati, ma le Commissioni parrocchiali per la pastorale della salute
  - Le case di cura, ospedali zonali. RSA o altri enti presenti in Zona
  - Le Istituzioni socio-sanitarie locali sovra-parrocchiali
  Soggetti:
  - Il sacerdote incaricato dalla Zona
  - La Commissione zonale per la pastorale della salute che mantiene stretti collegamenti con l’Ufficio diocesano coordinata dal sacerdote o laico incaricato dalla Zona
  - I diaconi permanenti dovrebbero assumere un ruolo guida nell’animazione della pastorale della salute nelle Zone
  Mezzi:
  - Incontri di aggiornamento e formazione per le Commissioni parrocchiali e per i fedeli della zona
  - Iniziative da studiare in zona a servizio degli ammalati
  - Preparazione specifica di alcuni operatori pastorali da impegnare in Zona attraverso corsi o scuole esistenti in Diocesi
  - Istituzione di un centro di ascolto (non di pronto soccorso) onde avere conoscenza puntuale dei bisogni emergenti nel campo specifico.
  3) Volontariato
     “Uno specifico ruolo sono chiamate a svolgere le persone impegnate nel volontariato: esse offrono un apporto prezioso nel servizio alla vita, quando sanno coniugare capacità professionale e amore generoso e gratuito. Il Vangelo della vita le spinge ad elevare i sentimenti di semplice filantropia all’altezza della carità di Cristo…”.(10)
     Il volontariato socio-sanitario è una delle strade privilegiate per incarnare la carità nel mondo della salute. Esso richiede di esser realizzato con sempre maggiore professionalità e ha bisogno di essere sostenuto nelle motivazioni di donazione. I volontari socio-sanitari costituiscono una preziosa risorsa ecclesiale e civile, da valorizzare pastoralmente.
  Obiettivi:
  A. Promuovere le forme di volontariato sanitario come impegno non estemporaneo, ma frutto di maturazione nella fede come dono di sé a Dio per le necessità materiali e spirituali dei fratelli. Si richiede competenza che dia forma alla buona volontà e alla generosità della disponibilità.
  B. Valorizzare le potenzialità e i valori che il volontariato di ispirazione non cristiana esprime, con attenzione a non introdurre confusioni, ma anche con spirito missionario.
  Destinatari:
  - In primo luogo il volontariato di ispirazione cristiana
  - In secondo luogo ogni associazione di volontariato ed ogni volontario
  Soggetti:
  - La parrocchia
  - I volontari di ispirazione cristiana (compresi gli ammalati)
  - L’Ufficio diocesano
  Mezzi:
  - Sensibilizzare le parrocchie
  - Incominciare a prendere contatti e coordinare il volontariato cattolico
  - Pensare a una specie di Consulta diocesana del volontariato in sanità?
  - Promuovere la formazione cristiana del volontariato a livello locale e diocesano in accordo con le varie associazioni.
  4) Religiosi
     “Le persone consacrate, che a ciò sono orientate dal carisma del loro istituto, perseverino nella loro testimonianza di amore verso i malati, dedicandosi a loro con profonda comprensione e partecipazione. Privilegino nelle loro scelte gli ammalati più poveri e abbandonati, come gli anziani, i disabili, gli emarginati, i malati terminali, le vittime della droga e delle nuove malattie contagiose”.(11)
  Obiettivo:
essi hanno già una formazione, per lo meno generica, da parte dei rispettivi Istituti di appartenenza. I religiosi impegnati nella sanità hanno già una loro organizzazione diocesana. L’obbiettivo sarà, quindi, quello di favorire un loro coordinamento con la pastorale della salute diocesana, ma anche una formazione specifica in pastorale della salute.
  Destinatari:
i singoli religiosi e la FIROS-USMI
  Soggetti:
  - i religiosi stessi
  - L’Ufficio diocesano
  - La FIROS-USMI
  Mezzi:
favorire il servizio sanitario dei religiosi sul territorio delle parrocchie.
  5) Associazioni
     “La comunione ecclesiale, già presente e operante nell’azione della singola persona, trova una sua specifica espressione nell’operare associato dei fedeli, ossia nell’azione solidale da essi svolta nel partecipare responsabilmente alla vita e alla missione della Chiesa… Queste aggregazioni di laici si presentano spesso assai diverse le une dalle altre in vari aspetti, come la configurazione esteriore, i cammini e metodi educativi, e i campi operativi. Trovano però le linee di un'ampia e profonda convergenza nella finalità che le anima: quella di partecipare responsabilmente alla missione della Chiesa di portare il Vangelo di Cristo come fonte di speranza per l'uomo e di rinnovamento per la società”(12)
  Obiettivo:
renderle soggetto attivo di pastorale della salute sul territorio e negli ospedali
  Destinatari:
le Associazioni e i loro ‘dirigenti’
  Soggetti:
  - L’Ufficio diocesano
  - I dirigenti delle varie Associazioni
  - I membri delle Associazioni
  Mezzi:
  - Renderle attive nella stesura del progetto e nel lancio delle ‘Commissioni per la pastorale della salute’ parrocchiali
  - Coinvolgerle nella Consulta diocesana per la pastorale della salute
  6) Istituzioni
     È necessario mantenere contatti e collaborazioni, sia pure con la chiarezza della diversità di ruoli e scopi, con tutte le istituzioni civili che operano nel campo della salute. Esse sono:
  - Facoltà di Medicina
  - Ospedali, case di cura, RSA
  - Istituzioni socio-politiche: ASL, assessorati alla sanità, Commissioni sanitarie dei Comuni, delle Comunità Montane…
  Bisognerà investire la Consulta del compito di studiare quale azione pastorale potrebbe essere sviluppata nella direzione delle Istituzioni.
 
  (10) GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Evangelium vitae, n. 90.
  (11) ID., Esortazione apostolica Vita consecrata (25-03-1996), n. 83.
  (12) ID., Esortazione apostolica Christifideles laici (30-12-1988), n. 29.
 
ATTUAZIONE DEL PROGETTO PER IL PERIODO INTERMEDIO (per i prossimi 3/4 anni)
 
  1. Valorizzare la figura e il servizio dei cappellani
  - organizzazione di qualche incontro/corso di pastorale della salute
 
-
introdurre alla problematica connessa alla relazione di aiuto
  - opera di informazione sui principali problemi bioetici emergenti dallo sviluppo scientificotecnologico della medicina, partendo dallo studio dei principali documenti della Chiesa in merito.
  2. Promuovere il servizio parrocchiale in alcuni elementi essenziali
  - preparare e offrire qualche strumento per catechesi sulla sofferenza e la malattia
  - riprendere alcuni temi del Convegno “Nascere e morire oggi” della Conferenza Episcopale Lombarda
  3. Contatto con associazioni e volontariato
  - coinvolgerli nella Consulta diocesana per la pastorale della salute
  - presa di conoscenza della loro realtà
  - studio dei loro bisogni e delle possibilità di un loro coordinamento
  - elaborare qualche proposta per la loro formazione
  4. Programma di incontri della Consulta diocesana
  - incontro bimestrale
  - studio del progetto diocesano di pastorale della salute e di quanto può servire a far prendere corpo allo stesso.
  - elaborazione di progetti di formazione di operatori di pastorale della salute per le Zone pastorali e per le parrocchie
  5. Promozione delle iniziative diocesane tradizionali
  - giornata mondiale del malato
  - festa per i malati
  - incontri del Vescovo con le varie Associazioni ecclesiali
  6. Attenzione alle piccole sperimentazioni a partire dal progetto generale
  - realizzare, d’accordo con qualche parrocchia pilota, le prime Commissioni di pastorale della salute
  - avviare con le Zone pastorali la sensibilizzazione sulla necessità di operatori di pastorale della salute specificamente preparati
  - incominciare la ricognizione dei bisogni per la pastorale rivolta ai malati mentali
  7. Collaborazione
  - con altri settori della pastorale diocesana che hanno relazione con la pastorale della salute, quali Caritas, Domus caritatis “Paolo VI” e simili.
 
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