Ufficio Liturgico

 
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REVISIONE E RIDUZIONE DELLE SANTE MESSE
(come applicazione delle indicazioni della Scelta pastorale pagg. 12-13 e della Nota pastorale n. 31)
settembre 2001
 
1] INTRODUZIONE
   
  A) Questo problema non indifferente e spesse volte considerato, viene ripreso alla luce di queste due affermazioni:
    1. Scelta pastorale pag. 12:
«Le nostre Eucaristie rischiano di diventare celebrazioni fredde, che non generano comunione e non alimentano quello spirito missionario che l’Eucaristia richiede in quanto «fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione» (PO 5)».
    2. Nota pastorale n. 31: «richiamo l’urgenza di celebrazioni più evangelizzanti, più vive e partecipate».
La liturgia mostra il volto della Chiesa in cui non vi è un unico ministero (quello della presidenza) ma una ricca varietà. Porre l’attenzione sulla revisione e riduzione delle Messe è in vista di questi tre obiettivi:
     
1. mettere in atto celebrazioni capaci di generare comunione
2. realizzare celebrazioni più vive e partecipate
3. esprimere nelle celebrazioni la ricca varietà di ministeri
   
  B) Due esperienze:
    1. Lettera inviata da un parroco di più parrocchie a Vita pastorale:
«Vado a celebrare la Santa Messa prima in una parrocchia, subito dopo nell’altra e poi in un’altra ancora. Ma non riesco soprattutto spiritualmente a celebrare il mistero del Santo Natale ad ore ravvicinate in parrocchie diverse. Mi sembra di fare una recita ripetitiva. E questo avviene anche per le celebrazioni della Settimana Santa. È giusto? Per i fedeli forse sì, ma io provo un’enorme difficoltà spirituale»
    2. Riflessione di un Vescovo sul Corpus Domini:
«In questo anno ho visto che i parroci di città arrivavano all’ultimo momento trafelati. Ho chiesto: «Come mai?». La risposta: «Sa, abbiamo celebrato, perché, come si fa? Oggi è domenica: le Messe, la gente!». E perché non celebrare? È il precetto l’unica norma pastorale? Che Dio meschino stiamo costruendo! È meglio che la gente trovi scritto: "Oggi, a quest’ora, in città non si celebra la Messa perché si celebra tutti in Cattedrale". A volte c’è bisogno di queste grandi convergenze. L’unità pastorale occorre esprimerla anche attraverso i segni.
Domenica del Corpus Domini in Cattedrale. Invece quante frantumazioni anche la domenica. Come se consumassimo dei pasti nelle pizzerie private. Io credo che nella gente queste cose le dobbiamo provocare».
       
2] I DOCUMENTI ECCLESIALI
   
  Le due suggestioni sopra citate, oltre che evidenziare il disagio che può derivare dalla moltiplicazione delle Messe, richiamano il pericolo concernente l’immagine di Chiesa che emerge da una simile prassi.
È opportuno riprendere il percorso dei vari documenti magisteriali per delineare la mens che deve soggiacere a questo alto servizio pastorale.
  a. Costituzione sulla Sacra Liturgia (= SC) n. 42
Questo numero può essere preso come testo fondativo del problema in questione: «Bisogna fare in modo che il senso della comunità parrocchiale fiorisca soprattutto nella celebrazione comunitaria della Messa domenicale».
  b. Decreto sul ministero e la vita sacerdotale (= PO) n. 6.
Il testo consegna la motivazione teologica dell’affermazione conciliare precedente: «Non è possibile che si formi una comunità cristiana se non avendo come radice e come cardine la celebrazione dell’Eucaristia dalla quale deve prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità».
  c. Istruzione sul culto del Mistero Eucaristico Eucharisticum Mysterium (= EM) n. 26.
Il documento è il primo di una serie tendente a concretizzare in indicazioni pastorali le precedenti affermazioni dottrinali: «Conviene fomentare il senso della comunità ecclesiale, che è alimentato ed espresso in modo speciale nella celebrazione comunitaria della domenica, sia intorno al Vescovo, soprattutto nella cattedrale, sia nell’assemblea parrocchiale, il cui pastore fa le veci del Vescovo.
Soprattutto la domenica e i giorni festivi, le celebrazioni che si fanno in altre chiese e oratori debbono essere coordinate con le celebrazioni della chiesa parrocchiale, sì da essere di aiuto all’azione pastorale. Anzi è utile che le piccole comunità di religiosi non chierici e altre dello stesso genere, soprattutto quelle che svolgono la loro attività in parrocchia, partecipino in quei giorni alla Messa nella chiesa parrocchiale.
Quanto all’orario e al numero delle Messe da celebrare in parrocchia, si tenga presente l’utilità della comunità parrocchiale né si moltiplichi il numero delle Messe a danno di una azione pastorale veramente efficace. Questo potrebbe verificarsi, per esempio, se il numero delle Messe fosse eccessivo, e a ciascuna di esse intervenissero solo piccoli gruppi di fedeli, in chiese che ne potrebbero contenere molti di più; o se, per lo stesso motivo, i sacerdoti fossero tanto oppressi dal lavoro, da riuscire a svolgere il loro ministero solo con grande difficoltà».
  d. Documento pastorale dell’Episcopato italiano Eucaristia, comunione e comunità (= Ecc) n. 81.
Nel Capitolo III dedicato al Giorno del Signore, si richiamano alcuni obiettivi particolari e al numero 81 si esplicitano chiaramente le motivazioni per una contrazione del numero delle Messe sottolineando il bisogno di rendere il più comunitaria possibile la celebrazione sia attraverso una partecipazione variegata, sia attraverso lo spostamento in giorni feriali delle messe di gruppo.
«Come giorno dedicato alla Chiesa, la domenica deve esprimere con evidenza le sue note caratteristiche: l’unità, la santità, la cattolicità e l’apostolicità. L’unità della Chiesa esige, tra l’altro, molta attenzione per non dividere o disperdere la comunità che celebra l’Eucaristia. Si eviti pertanto la moltiplicazione immotivata o inopportuna delle Messe, che spesso comporta l’uso non giustificato della ‘binazione’ o della ‘trinazione’, e finisce per convocare assemblee frazionate e frettolose in orari troppo ravvicinati. Non si consente così ai fedeli di condividere consapevolmente gli impegni apostolici di tutta la comunità cristiana.
Si educhi dunque al senso della comunità e della missione ecclesiale, si abbia grande attenzione per le celebrazioni del Vescovo nella chiesa cattedrale, e si privilegi la celebrazione dell’assemblea parrocchiale, il cui pastore fa le veci del Vescovo.
Allo scopo inoltre di far fiorire l’unità della comunità parrocchiale, le Messe per gruppi particolari si celebrino non di domenica, ma, per quanto è possibile, nei giorni feriali».
  e. Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana Il Giorno del Signore (= GdS) n. 10.
Con franchezza e lucidità i Vescovi richiamano il valore sommo di «una sola mensa per tutti». Qui si possono trovare motivazioni teologiche e indicazioni pastorali in merito al problema.
«Nella sua forma più piena e perfetta, l’assemblea si realizza quando è radunata attorno al suo Vescovo, a coloro che, a lui associati con l’Ordine sacro nello stesso sacerdozio ministeriale, legittimamente lo rappresentano nelle singole porzioni del suo gregge, le parrocchie.
Questa pienezza è tale da accogliere e assumere in sé ogni dono e ogni ministero particolare. Il gruppo, o il movimento, da soli, non sono l’assemblea; essi stessi sono parte dell’assemblea domenicale, così come sono parte della Chiesa.
Per tutti vale la raccomandazione della Chiesa antica a non «diminuire la Chiesa e a non ridurre di un membro il Corpo di Cristo con la propria assenza».
E il Corpo del Signore non è impoverito solo da chi non va affatto all’assemblea, ma anche da coloro che, rifuggendo dalla Mensa comune, aspirano a sedersi a una Mensa privilegiata e più ricca: non sembrano infatti somigliare a quei cristiani di Corinto che rifiutavano di mettere in comune il loro ricco pasto con i più poveri (cfr 1Cor 11, 21)?
Se l’Eucaristia è condivisione (espressa nel gesto dello spezzare il pane) sull’esempio di Colui che non ha risparmiato nulla di sé, allora chi più ha ricevuto, più sia disposto a donare, anche quando donare potrà sembrare perdere».
Nella seconda parte del n. 12 si ricorda che la pura soddisfazione del precetto non giustifica in sé il moltiplicare il numero delle Messe.
«Accontentarsi di garantire a tutti, in qualunque modo e a qualunque prezzo, la semplice soddisfazione del precetto festivo sarebbe ben povera cosa. Il precetto sarà accolto con sicurezza, se innanzitutto sarà compreso il significato reale e complessivo dell’Eucaristia domenicale».
Lo stesso Documento infine ai numeri 32 e 33 sottolinea e la contrazione del numero delle Messe e l’educazione dei gruppi a ritrovarsi attorno all’unica Mensa.
32. «Molti, infatti, preoccupati di offrire a tutti l’opportunità di assolvere al ‘precetto festivo’, moltiplicano oltre il giusto il numero delle Messe domenicali e, qua e là, anche delle Messe festive del sabato sera, o di quelle vespertine della domenica.
Al di là delle buone intenzioni, questa prassi risulta di grave pregiudizio per la cura pastorale. Essa infatti, oltre a provocare un eccessivo frazionamento della comunità, finisce con l’assorbire quasi tutto il tempo e le energie dei sacerdoti, sottraendoli alla cura delle zone meno ricche di clero e allo svolgimento di altre attività che devono concorrere a rendere più feconda la celebrazione del giorno del Signore.
Pensiamo in particolare al gran numero di messe ‘concorrenziali’, e comunque contemporanee, nei centri storici, e al continuo succedersi di Messe in alcune chiese delle nostre città».
33. «In ogni caso, la pur debita attenzione alle giuste esigenze dei fedeli non deve spingersi fino al punto di compromettere la verità della celebrazione festiva e lo svolgimento armonioso dei tempi e dei ritmi dell’anno liturgico.
Pertanto occorre tener conto delle indicazioni seguenti:
   
- si abbia grande attenzione per le celebrazioni del Vescovo nella chiesa cattedrale e si privilegi la celebrazione dell’assemblea parrocchiale
- le Messe per gruppi particolari si celebrino di norma non di domenica, ma per quanto è possibile nei giorni feriali; in ogni caso le celebrazioni degli aderenti ai vari movimenti ecclesiali non sian tali da risultare precluse alla comunità
- i religiosi, nel rispetto della loro caratteristica presenza nella Chiesa, siano nella comunità cristiana qualificati promotori di spiritualità e di educazione liturgica; evitando iniziative non conformi alla normativa canonica e pastorale, collaborino a edificare l’immagine dell’unità e della comunione della comunità cristiana nei giorni festivi».
Al numero 34 infine è evidenziato il problema delle troppe Messe festive del sabato con l’indicazione di esperienze di preghiera alternative:
- «ogni Messa serale del sabato e del giorno precedente una festa di precetto è da considerare festiva: la liturgia sarà sempre quella della domenica o della festa e la celebrazione avrà la stessa solennità di quella del giorno seguente, né mai dovrà mancare l’omelia
- non si faccia ricorso a tale celebrazione se non in caso di effettiva opportunità pastorale; dove questa opportunità non si verifichi, si preferiscano alla celebrazione eucaristica altre forme di culto (ufficio di vespro, celebrazioni penitenziali, liturgia della parola ecc.)».
  f. Lettera apostolica sulla santificazione della domenica Dies Domini (= DD) n. 36.
Anche questo Documento sollecita la partecipazione alla celebrazione comunitaria domenicale dell’Eucaristia per tutti i componenti della comunità, gruppi compresi.
«Nelle Messe domenicali della parrocchia, in quanto «comunità eucaristica», è normale poi che si ritrovino i vari gruppi, movimenti, associazioni, le stesse piccole comunità religiose in essa presenti. Questo consente loro di fare esperienza di ciò che è ad essi più profondamente comune, al di là delle specifiche vie spirituali che legittimamente li caratterizzano, in obbedienza al discernimento dell’autorità ecclesiale. È per questo che di domenica, giorno dell’assemblea, le Messe dei piccoli gruppi non sono da incoraggiare: non si tratta solo di evitare che le assemblee parrocchiali manchino del necessario ministero dei sacerdoti, ma anche di fare in modo che la vita e l’unità della comunità ecclesiale vengano pienamente salvaguardate e promosse. Spetta all’oculato discernimento dei Pastori delle Chiese particolari autorizzare eventuali e ben circoscritte deroghe a questo orientamento in considerazione di specifiche esigenze formative e pastorali, tenendo conto del bene di singoli o di gruppi, e specialmente dei frutti che possono derivarne all’intera comunità cristiana».
  g. Novo Millennio Ineunte (NMI): lettera apostolica al termine del Grande Giubileo dell’Anno 2000.
Il Santo Padre, sottolineando come diventando sempre più i cristiani ‘minoranza’, ‘piccolo gregge’, dentro un vissuto che fa riferimento ad altri valori, addita la partecipazione all’Eucaristia domenicale come recupero di uno degli aspetti specifici della propria identità cristiana.
Al numero 36, volendo sottolineare questa affermazione, richiama anche il valore comunionale dell’Eucaristia anche all’interno dell’anonimato dei nostri agglomerati umani. Annota al riguardo: «L’Eucaristia domenicale, raccogliendo settimanalmente i cristiani come famiglia di Dio intorno alla mensa della Parola e del Pane di vita, è anche l’antitodo più naturale alla dispersione. Essa è il luogo privilegiato dove la comunione è costantemente annunciata e coltivata ... Proprio attraverso la partecipazione eucaristica, il giorno del Signore diventa anche il giorno della Chiesa, che può svolgere così in modo efficace il suo ruolo di sacramento di unità».
  h. Lettera al nostro Vescovo da parte del Card. Medina Estevez, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Interpellato dal nostro Vescovo sulla possibilità della ‘quadrinazione’, dando risposta fa una sottolineatura inerente il nostro problema: «Come risulta dall’Annuario pontificio del 2001, codesta diocesi con un totale di 983 mila cattolici gode di un numero abbastanza grande di sacerdoti (871 diocesani e 218 regolari) e perciò la Congregazione lascia alla considerazione di Vostra Eccellenza se in alcuni casi non fosse possibile impostare le celebrazioni (l’orario, luoghi, aiuto di altri sacerdoti) così da poter evitare le ‘quadrinazioni’». Il nostro Vescovo annota: «Questa lettera dà un motivo in più per provvedere a ridurre le Messe!»
  i. CEI Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia: orientamenti dell’Episcopato italiano per il primo decennio del duemila.
I Vescovi, ricordando come siano assolutamente indispensabili tempi e spazi precisi per l’incontro con il Signore in vista di un’autentica testimonianza del Vangelo accolto nell’annuncio, richiamano due pilastri fondanti la missione evangelizzatrice della Chiesa stessa.
Affermano al riguardo, al numero 47: «Ci sembra fondamentale ribadire che la comunità cristiana potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la centralità della domenica, «giorno fatto dal Signore» (Sal 118, 24), ‘Pasqua settimanale’ con al centro la celebrazione dell’Eucaristia, e se custodirà nel contempo la parrocchia quale luogo - anche fisico - a cui la comunità stessa fa costante riferimento. Ci sembra molto fecondo recuperare la centralità della parrocchia e rileggere la sua funzione storica concreta a partire dall’Eucaristia, fonte e manifestazione del raduno dei figli di Dio e vero antidoto alla loro dispersione nel pellegrinaggio verso il Regno».
Quest’ultima affermazione ci rimanda per altro al passo citato sopra della lettera apostolica NMI.
Richiamando poi al numero 49 l’inscindibile connessione tra la lex orandi e la lex credendi ribadente il principio di Prospero d’Aquitania secondo il quale è lo stile del pregare che diventa la norma del credere, i Vescovi fanno un’annotazione importante per i presbiteri: «La celebrazione eucaristica chiede molto al sacerdote che presiede l’assemblea e va sostenuta con una robusta formazione liturgica dei fedeli. Serve una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini».
       
3] ESEMPLIFICAZIONI CONCRETE
   
  La documentazione prodotta ha lo scopo di aiutarci ad affrontare il problema nella nostra diocesi. Si ritiene opportuno riportare alcune indicazioni concrete della diocesi di Milano attraverso il Libro del Sinodo del 1995 e la situazione attuale delle Sante Messe feriali e festive nel centro storico della nostra città.
     
  A) Il Sinodo della diocesi di Milano tocca esplicitamente il problema del numero delle Messe e delle Messe di gruppo.
    a. «L’orario delle Messe in tutte le chiese parrocchiali e in quelle aperte al pubblico, deve essere concordato sotto la responsabilità del decano, in modo tale che risponda alle reali necessità dei fedeli e giovi a un’azione pastorale veramente efficace per tutto il territorio. Nei giorni di precetto e in alcune circostanze particolari quando sono previste più celebrazioni eucaristiche nella stessa giornata, nelle singole chiese gli orari di inizio delle Messe dovranno essere convenientemente distanziati almeno di un’ora e mezza.
    b. Nei giorni di precetto, a partire dalla Messa vespertina della vigilia, sono vietate le celebrazioni eucaristiche per gruppi particolari. Esse, infatti, pur potendo contribuire validamente all’azione pastorale, non devono incrinare l’unità della comunità parrocchiale nel giorno di festa che più chiaramente è chiamato a esprimere la medesima comunione. Si celebrino pertanto nei giorni feriali».
       
  B)
Le Sante Messe feriali e festive nel centro storico di Brescia
                   
 
FERIALI
 
FESTIVE
 
  al mattino
vespertine
totali
 
del sabato
al mattino
vespertine
totali
 
                   
chiese non parrocchiali
18
10
28
 
10
22
11
43
 
chiese parrocchaili
12
9
21
 
9
24
10
43
 
                   
totali generali
30
19
49
 
19
46
21
86
 
       
4] CONCLUSIONE
   
  Il problema pastorale della riduzione delle Messe letto alla luce dei documenti riportati esiste, ha bisogno di essere affrontato perché la pastorale eucaristica sia più ecclesiale, più incisiva, più comunionale.
Infatti nel contesto della ecclesialità, della festa e della verità dei segni, che senso ha la moltiplicazione delle Messe festive, e ancor più feriali, quando questo moltiplicarsi è deleterio per l’immagine stessa di Chiesa che emerge da una simile prassi? L’assemblea fatica a realizzarsi e ad esprimersi quando una stessa comunità si frantuma in tanti piccoli gruppi.
È chiaro che ogni pastore deve risolvere sotto la sua responsabilità ogni situazione, ricordando comunque che la comodità dei fedeli, se non addirittura il campanilismo, non sono né l’unico né il più importante criterio per stabilire il numero delle Messe.
I due criteri invece a cui ispirarsi corrispondono a queste domande:
  1. Quale immagine di Chiesa offrono certe celebrazioni eucaristiche?
  2. Quale esperienza di Chiesa comunicano ai fedeli che vi partecipano?
  È a questi criteri che ci si deve rifare per le decisioni eventuali da prendere. Qualcuno potrebbe avere l’impressione di una insistenza accentuata sull’argomento in questione e sulla stessa dimensione liturgica della pastorale. È sempre necessario ricordare che se la Chiesa riscopre e continuamente ripropone la liturgia - e in modo fondante la celebrazione dell’Eucaristia - come centro vitale del suo «essere comunità di fede» è perché ha acquisito dall’esperienza alcune convinzioni e precisamente:
  A. senza la liturgia si ha la Chiesa del silenzio. Come per altro è pur vero l’altro aspetto: senza le corrispettive opere le Chiese corrono il rischio di diventare teatri.
  B. Il pericolo delle nostre comunità è di celebrare più di quello che si vive: c’è una preponderanza del celebrato sul vissuto. In questo caso i riti risulterebbero inefficaci o controproducenti.
  C. In questa situazione l’autentico celebrare diventa una operazione necessaria per passare dalla pratica rituale alla prassi ecclesiale, intendendo per:
    - pratica rituale l’abilità a porre con competenza un programma rituale istituito, adeguandolo coerentemente alle circostanze concrete
    - prassi ecclesiale la capacità di tradurre in mentalità, progettazione pastorale e stile di vita ciò che si celebra nella liturgia.
       
Lo stacco tra liturgia e vita deve sempre più essere eliminato. Solo così può diventare attuale anche per le nostre comunità quanto è affermato nell’istruzione Musicam Sacram al n. 16: «Non c’è niente di più solenne e di più festoso nelle sacre celebrazioni di una assemblea che, tutta, esprime con il canto la sua fede e la sua pietà».

Introducendo il dibattito su questo argomento nell’incontro del giugno scorso con i Vicari zonali, il Vescovo affermò: «Le cose che scriviamo dobbiamo mantenerle, altrimenti non scriviamole!».

Queste cose è bene dirle, è doveroso dircele!

Anche perché i problemi pastorali connessi incalzano e se si continua a disquisire senza intervenire, diamo adito al ricorso storico: «dum Romæ consulitur, Saguntum expugnatum est».
Il Vescovo Luciano Monari | Cerca sacerdoti | Cerca parrocchie | Orari messe | Sacerdoti defunti | Aggiornamenti | Nuove nomine | Email curia | Sinodo Diocesano
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